Nelle prossime settimane analizzeremo ogni capitolo del libro Fede in Azione: un decennio di compassione e resilienza con CADIS.
Sarà un'occasione per approfondire ogni esperienza raccontata direttamente dai leader di CADIS che, nel corso di un decennio, hanno visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani la fragilità delle persone che assistono, in ogni angolo della terra.
Capitolo Sei - Guaritori feriti e fiducia della comunità: un approccio olistico al recupero post-catastrofe in Sierra Leone dopo l'Ebola
Scritto in collaborazione con padre Anthoni Kunnel e padre Aristelo Miranda, il capitolo è stato presentato da Consuelo Santamaria durante il webinar. "L'epidemia di Ebola è stata un periodo di profondo terrore per la Sierra Leone. Non solo ha causato la perdita di vite umane, ma ha anche devastato il nostro tessuto sociale. Le persone morivano in gran numero e, cosa ancora più tragica, molte morivano senza aver mai veramente capito perché questo stesse accadendo loro o come funzionasse la malattia. La confusione era letale quanto il virus stesso".
Il paesaggio della Sierra Leone è un esempio di geografia ad alto rischio, dove la bellezza naturale della costa atlantica e delle montagne boscose orientali nasconde una profonda vulnerabilità ambientale. Con una superficie di circa 71.740 chilometri quadrati, la nazione è caratterizzata da un clima tropicale con una stagione delle piogge molto intensa da maggio a ottobre. Durante questi mesi, le piogge intense e prolungate trasformano il terreno in una zona pericolosa, dove le pianure costiere devono affrontare devastanti mareggiate e le aree urbane in pendenza, come la capitale Freetown, diventano soggette a frane catastrofiche.
Il racconto del disastro in Sierra Leone non è solo una storia di pioggia, ma dell'impatto umano su un ecosistema fragile. La deforestazione, l'estrazione mineraria non regolamentata e la rapida e incontrollata crescita urbana sui pendii ripidi hanno privato il suolo dei suoi ancoraggi naturali. Ciò è stato tragicamente illustrato dal disastro del 2017 nel distretto di Regent, dove il crollo del monte Sugar Loaf ha seppellito intere comunità nel sonno, causando oltre 1.000 morti e migliaia di senzatetto. Il capitolo sostiene che questi eventi sono aggravati dalla mancanza di infrastrutture e pianificazione, trasformando il clima stagionale in tragedie nazionali ricorrenti.
In questo contesto di crisi fisica e biologica, in particolare la terrificante epidemia di Ebola, Camillian Disaster Service (CADIS) è intervenuta per aiutare un Paese che stava “morendo senza conoscerne la causa”. L'intervento si basava sulla filosofia secondo cui guarire un corpo da un virus non è sufficiente se le dimensioni spirituali, emotive e relazionali della persona rimangono distrutte. CADIS si è concentrata su un approccio multidimensionale, inviando medici per l'assistenza clinica insieme a volontari specializzati che fornivano sostegno psicosociale e consulenza per il lutto.
“Di fronte a questo caos”, ha spiegato Consuelo, “CADIS è intervenuta per coordinare un fronte unificato. Abbiamo lavorato fianco a fianco con gli operatori sanitari religiosi e le autorità locali per attuare un rigoroso piano d'azione. Al centro di tutto questo c'era la nostra decisione di aprire l'ospedale Holy Spirit a Makeni. Lo abbiamo trasformato in un rifugio per fornire cure dirette e salvavita alle persone infette dal virus”.



Infine, il capitolo sottolinea come queste strategie siano state progettate per promuovere la resilienza sociale a lungo termine. Attraverso l'attuazione di piani di formazione specifici per i professionisti locali e i leader della comunità, CADIS mirava a rafforzare il tessuto sociale in un contesto dominato dal dolore e dalle crisi di salute mentale. L'obiettivo era quello di trasformare una popolazione vulnerabile in una comunità resiliente, in grado non solo di sopravvivere alla prossima frana o epidemia, ma anche di sostenersi a vicenda attraverso le inevitabili ripercussioni psicologiche e spirituali.
Questo intervento è stato progettato per promuovere una profonda resilienza sociale. Formando la popolazione locale a fornire consulenza e sostegno nel lutto, abbiamo fatto in modo che le famiglie non fossero lasciate sole ad affrontare le loro perdite. L'esperienza dell'Ebola ci ha insegnato una lezione fondamentale: all'indomani di una catastrofe, rispondere ai bisogni psicologici e spirituali di una comunità è fondamentale quanto curarne le ferite fisiche.
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